Che cosa c'è nella mente di un bilingue?
Che cosa c'è nella mente di un bilingue?

Lo abbiamo chiesto al Prof. Jacopo Torregrossa, docente dell'Università di Amburgo, che - per un mese - ha sottoposto a test cognitivo-linguistici 48 studenti della Bilingual European School. Ecco che cosa è emerso da questa innovativa ricerca che coinvolge alcune scuole europee e statunitensi


"Ho saputo che studiate la mente dei bilingue", ha detto un genitore. In effetti, un'equipe di ricercatori europei, capitanata dal Prof. Jacopo Torregrossa (Università di Amburgo) e da Christiane Bongartz (Università di Colonia, dove il progetto è stato finanziato), ha lavorato per circa un mese alla Bilingual European School per testare 48 bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. Il motivo? Scoprire come funziona il cervello dei bilingue e quali capacità cognitive emergano da un'educazione scolastica bilingue.

Le premesse

Lo sviluppo di società multilingue, dal dopoguerra a oggi, ha portato a un crescente interesse nei confronti del bilinguismo: nelle università di tutto il mondo il bilinguismo nativo (sviluppato in una determinata area geografica o grazie a genitori che parlano idiomi diversi) è stato oggetto di approfonditi studi, spaziando dalla psico-linguistica, alle neuroscienze, fino alla medicina che si occupa delle malattie degenerative, come l'Alzheimer.

Ma ecco la novità: il focus di questa ricerca è puntato sul bilinguismo che nasce tra i banchi di scuola. Alcuni studenti della BES hanno preso parte a una serie di test incentrati sulle capacità narrative dei bambini. Gli obiettivi dello studio, che durerà quattro anni e che coinvolge scuole europee e americane, sono ambiziosi: in pratica, si domandano i ricercatori, l'apprendimento scolastico di una seconda (o terza) lingua influisce sullo sviluppo cognitivo degli alunni come avviene per il bilinguismo nativo? E ancora: quale tipo di contesto educativo è più efficace per favorire questi vantaggi cognitivi?

Due lingue, due punti di vista

Il cervello è in grado di gestire due o più lingue simultaneamente fin dalla nascita: in molte parti del mondo essere monolingue è più raro che essere plurilingue. Secondo un'indagine condotta dall'Osservatorio Europeo sul plurilinguismo nell'UE nel periodo 2005-2009, nel Vecchio Continente almeno una persona su due è esposta a un ambiente non monolingue. Un bambino bilingue impara presto che - per ogni parola - esistono due alternative: "la mela" è, simultaneamente, "the apple". Il bambino bilingue ha esperienza di questo frutto (lo vede, lo tocca, lo mangia) e, contemporaneamente, acquisisce due entrate lessicali differenti per riferirsi a un solo oggetto.

Maggiormente stimolato, dunque, il cervello dei bilingue si esercita di più: così come per ogni parola ci sono due versioni, il bilingue impara che esiste sempre un'alternativa. Questo è il primo pensiero da cui parte la creatività e la riflessione metalinguistica.

L'esperienza in BES

Nel mese di febbraio, 61 famiglie della Bilingual European School hanno scelto di sottoporre i propri figli alla ricerca sul bilinguismo. Solamente 48 alunni però avevano l'età richiesta: ciascuno è stato analizzato per un'ora e mezzo in lingua italiana, un'ora e mezzo in lingua inglese e 20 minuti per fare un gioco cruciale costruito per testare la cosiddetta Teoria della Mente. Secondo, la rivista State of Mind, la Teoria della Mente "è una capacità cognitiva innata in ogni essere umano, il cui sviluppo è influenzato dal contesto culturale e dalle capacità intellettive dell'individuo".

Le competenze linguistiche e cognitive sono dunque state messe a confronto sia con il contesto circostante sia con l'educazione scolastica: un passo avanti nella ricerca sulla mente dei bilingue. "Abbiamo focalizzato il nostro studio sulla bi-literacy - spiega Jacopo Torregrossa - la narrativa è un indicatore affidabile per il successo scolastico di ogni individuo, poiché delinea gli aspetti cognitivi (tra cui la capacità di mettersi nella prospettiva dell'altro) e linguistici (complessità delle strutture linguistiche e del vocabolario). Abbiamo chiesto ai bambini di narrare una storia e di individuare errori sintattici e grammaticali in brevi testi scritti in italiano e in inglese". E gli studenti lo hanno fatto, senza esitazioni, "dimostrando una notevole competenza narrativa e una spiccata consapevolezza metalinguistica in entrambe le lingue".

In effetti, un bilingue usa spontaneamente strutture linguistiche differenti per ciascun idioma.

C'è bilinguismo e bilinguismo

Ecco allora come funziona il cervello di un bilingue: i due sistemi linguistici sono autonomi l'uno rispetto all'altro, ma alcune categorie astratte che si dominano in una lingua possono essere trasferite all'altra. Per esempio, si può identificare un errore in inglese sulla base della conoscenza di categorie grammaticali che si padroneggiano in italiano. Questo trasferimento di conoscenze è favorito da un'educazione bilanciata.

"E' la prima volta - afferma Torregrossa - che abbiamo modo di analizzare i vantaggi cognitivi del bilinguismo educativo con un programma perfettamente bilanciato (50% in italiano 50% in inglese): il vantaggio è che l'apprendimento è strutturato, costruito e implementato attraverso il curriculum".

Secondo lo studioso Renzo Titone (Bilinguismo precoce ed educazione bilingue) "il bilinguismo consiste nella capacità di un individuo di esprimersi in una seconda lingua aderendo fedelmente ai concetti". Per chi studia il cervello dei bilingue è dunque importante chiedersi non solo se un individuo sia bilingue, ma anche in che modo lo sia. Così appare evidente che essere bilingue grazie a un genitore di madrelingua inglese è certamente diverso che diventare bilingue grazie a un curriculum costruito su misura.

Un fatto non solo di quantità, ma anche di qualità.

I vantaggi del bilinguismo

Tutti i bambini bilingue rivelano una maggiore capacità di attenzione, riescono a distinguere compiti diversi e a gestire bene distrazioni provenienti da differenti input. Queste capacità sono importantissime per il loro sviluppo cognitivo. E sono anche tra le prime che si deteriorano con l'età. In effetti, chi ha appreso tardivamente una seconda lingua ha minore facilità a innescare automatismi linguistici e, quando comunica in una lingua diversa dalla propria, ricorre spesso a meccanismi di traduzione, rallentando così i processi comunicativi. "I bambini intervistati invece - spiega Torregrossa - si sono rivelati efficaci nella comunicazione in due lingue e veloci nel pensiero".

Oltre ai vantaggi cognitivi, nell'educazione bilingue sono importanti gli aspetti culturali e sociali: "I bilingue hanno maggiore flessibilità cognitiva, una grande capacità metalinguistica e un'elevata abilità astrattiva", continua Torregrossa. I bambini bilingue poi risultano essere più aperti nei confronti di altre culture, hanno una capacità comunicativa più sviluppata, imparano diversi idiomi con maggiore facilità, esprimono maggiore tolleranza, capacità di problem solving e di comunicazione sociale, più apertura mentale e multiculturalità.

Non a caso, il pedagogista antroposofico Rudolf Steiner ha detto: "Ogni lingua dice il mondo a modo suo. Ciascuno edifica mondi e anti-mondi a modo suo. Il poliglotta è un uomo più libero".

Appuntamento a dicembre

L'equipe di ricercatori è ora partita alla volta di Chicago dove i test saranno effettuati in una scuola bilingue anglo-greca. Finora gli studi si sono concentrati su bambini bilingue greco-tedeschi, greco-inglesi, italo-tedeschi e italo-greci. Con gli alunni della BES il lavoro si è esteso al bilinguismo italo-inglese. "Il progetto - conclude il ricercatore - è la continuazione di un lavoro pluriennale di docenti tedeschi, inglesi, greci e italiani sull'osservazione dei benefici del bilinguismo". I risultati degli studi condotti in precedenza sono molto promettenti e sono stati pubblicati in prestigiose riviste, in collaborazione con le Università inglesi di Reading e di Cambridge. "Ora siamo curiosi di sapere che cosa accade prima dell'età fissata per i nostri studi (8-12 anni), quando si getta il seme dell'educazione bilingue. Il prossimo appuntamento - dunque - è con la scuola dell'infanzia The British American Pre-School.

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